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Ospiti inattesi e matrimoni eccellenti

Ecco come è nato il “Tris del casaro in chiaro-scuro”

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Ci siamo dimenticate di fare la spesa. Abbiamo ospiti inattesi e, diciamolo pure, inopportuni. Abbiamo la dispensa e il frigo pieni di avanzi che da soli non fanno una ricetta e messi insieme potrebbero rivelarsi un salto nel buio.

Alzi la mano chi almeno una volta non si è trovata in simili frangenti. Che fare?

La soluzione che proponiamo è: dar vita, seduta stante, a una nuova ricetta che, da rimedio dell’ultimo minuto, sappia trasformarsi in cavallo di battaglia delle grandi occasioni. No, non siamo impazzite, anzi, la preparazione che vi illustriamo di seguito è nata proprio così, nella nostra cucina, in un momento di necessità e imbarazzo. Ecco la storia con tanto di foto.

Siamo in chiusura con il numero del giornale e, come sempre, follemente indietro sui tempi di marcia, per cui, ancora in pigiama e con la tazzina del caffè in mano, siamo andate di corsa alla scrivania a lavorare. Verso le 12, approdate in cucina per vedere ciò che passa il convento, il telefono squilla. E’ una vecchia amica eccezionalmente di passaggio in zona, grazie a una gita parrocchiale.

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Mentre maledico mentalmente il clero e tutto il seguito, l’ospite inattesa mi rassicura cinguettando nella cornetta “Non preoccuparti cara, faccio un salto da te, io da sola, giusto per mangiare un boccone insieme”. Realizzo fra me e me che è proprio il boccone da mangiare insieme che mi preoccupa e spalanco frigo e credenza nella speranza di scovare qualcosa che rappresenti la salvezza.

Ma davanti ai miei occhi esterrefatti il vuoto, eccezion fatta per un pacco di pizzoccheri valtellinesi, aperto e svuotato quasi a metà, una confezione di tagliatelle romagnole, anche queste a metà, un’anonima mozzarella, uno spicchio di grana, un etto di burro.

Ignorando di proposito l’antico adagio “matrimonio combinato matrimonio rovinato”, decido che quello fra il pizzocchero valtellinese e la tagliatella romagnola, complice il caldo e avvolgente abbraccio della mozzarella filante, del burro fuso e del grana, sarà un matrimonio eccellente. Metto l’acqua al fuoco e aspettando che giunga ad ebollizione mi lavo e mi vesto alla velocità della luce.

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Poi, ricordando che il pizzocchero, essendo fatto di grano saraceno, necessita di un tempo di cottura più lungo, lo tuffo nell’acqua per primo, aggiusto di sale e sincronizzo il cronometro sui 5 minuti esatti. Allo scoccare del tempo, tuffo anche le tagliatelle. Ancora 5 minuti e li scolo tutti insieme sistemandoli nel piatto da portata. Distribuisco equamente mozzarella a dadini, scaglie di grana e riccioli di burro. Rigiro bene con la forchetta il tutto per far si che si amalgamino bene. Ripeto la distribuzione di grana, mozzarella e burro fino ad esaurimento degli ingredienti e sistemo il piatto da portata nello scalda-vivande per dar modo alla mozzarella di filare.

Intanto apparecchio la tavola, azzardando abbinamenti di colore contrastanti fra piatti, posate e bicchieri e accolgo l’ospite con un sorriso smagliante perché ormai il peggio è passato. Al momento di servire, un ultimo lampo di genio mi suggerisce una grattugiatina di noce moscata. E’ il tocco magico. E’ nata la mia ricetta vincente che ho chiamato “Tris del casaro in chiaro-scuro”!

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