A colloquio con i giovani e discussi volontari

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A colloquio con i giovani e discussi volontari

Confronti e amicizie tra anno sabbatico e primi approcci lavorativi

Si chiamano Maristella, Maria, Danilo. Arrivano rispettivamente dalla Calabria, dal Veneto e dalle Marche. Sono tre dei volontari di Expo e li abbiamo incontrati lungo il Decumano mentre facevano il punto di una mattinata “densa”.

Su loro esplicita richiesta pubblichiamo le foto e i nomi di battesimo. Non i cognomi perchè, parole loro, “basta metterci il nome e la faccia”.

E così, quella che voleva essere una intervista in piena regola, si trasforma subito in una chiacchierata a tre voci, del tutto informale.

Sono tre ragazzi spontanei, positivi e solari, e, come tutti i ragazzi, sono pieni di sogni, di curiosità, di dubbi, di idee e di progetti. Ad accomunarli, oltre alla giovane età, il fatto di aver scelto di fare i volontari in occasione di Expo 2015.

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Perchè?

E’ una splendida occasione per fare amicizie nuove – risponde Maristella la ragazza calabrese, studentessa universitaria a Pisa – per ampliare gli orizzonti, parlare e confrontarsi con coetanei di altre regioni che altrimenti non avremmo incontrato mai. Vi sembra poco”?

Non è un evento qualsiasi, è una esposizione universale, una cosa che non accade tutti i giorni – le fa eco Danilo, il ragazzo marchigiano che vive in un piccolo centro vicino a Fermo – per questo credo che sia importante esserci”.

Sì, è importante esserci anche per me che pure vivo in una città magica e internazionale come Venezia, la porta d’Oriente – aggiunge Maria – perchè l’Expo è una fonte importante di stimoli, non solo per gli Stati partecipanti e per i visitatori ma anche per noi volontari”.

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Cosa rispondete a chi dice che il volontariato è una forma di sfruttamento e un escamotage per risparmiare sui costi?

Volontariato e lavoro sono due cose diverse – replica prontamente Danilo – io ad esempio, subito dopo la maturità, mi sono immediatamente inserito nel mondo del lavoro per iniziare a guadagnare qualcosa, facendo prima il barista e poi il gelataio. Questa invece è una cosa diversa, è un arricchimento del bagaglio di esperienze personali che va ad aggiungersi al bagaglio culturale acquisito sui banchi di scuola”.

Per me – aggiunge Maria, la veneziana – è una maniera stimolante per trascorrere l’anno sabbatico che mi sono concessa dopo la maturità, prima di iscrivermi all’università. Sono molto incerta, non so ancora quale facoltà universitaria scegliere e nemmeno cosa fare nella vita e credo che confrontarmi e parlare di questo con coetanei che sono passati attraverso gli stessi dubbi non possa che essermi utile”.

Fare volontariato non presuppone un guadagno come accade nel lavoro – conclude Maristella – il ritorno però, seppure non monetizzabile, c’è e consiste nel contatto e nell’incontro con gente di ogni parte del mondo, una esperienza di vita di grande valore”.

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Non c’è dunque nemmeno una cosa che non vi sia piaciuta o che vi abbia in qualche modo dato fastidio ?

Sì, ci ha dato molto fastidio proprio questo continuo dare addosso all’idea di usare i volontari – risponde Danilo mentre le due ragazze annuiscono – perché fare i volontari è stata una nostra libera scelta, nessuno ci ha obbligati e siamo convinti che torneremo a casa con le idee più chiare e con una apertura di vedute e scioltezza di modi che difficilmente si acquisiscono sui banchi scolastici”.

Una critica all’organizzazione di Expo?

La mancanza di organizzazione – risponde ancora per tutti Danilo – scherzi a parte, in alcuni momenti ci sembra che la struttura sia un po’ carente dal punto di vista del coordinamento. Ma nulla che non si possa migliorare”.

L’incontro, breve ma illuminante, si interrompe con l’arrivo di un gruppo di visitatori stranieri che chiedono varie informazioni e i ragazzi ci salutano per immergersi di nuovo con entusiasmo nel loro ruolo.

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